Il colore lo fanno le piante.
Tingiamo la seta ad Arco, in atelier, con foglie, radici, cortecce e indaco fresco. Nessun colorante di sintesi, nessun metallo pesante: solo allume di rocca, acqua della valle, pentole grandi e vapore basso. Qui sotto vi raccontiamo come si fa, dall'inizio alla fine.
- Fibra
- Seta naturale
- Mordente
- Allume di rocca
- Colori
- Noce, robbia, indaco, legno campeggio
- Tempo
- Da due a tre giorni per partita
Come si tinge la seta.
Dalla raccolta alla stiratura: il procedimento è sempre lo stesso da quando abbiamo aperto, e nessun bagno dà mai due volte lo stesso colore.


Si raccoglie quando la pianta è pronta.
A seconda della stagione andiamo nei boschi della valle del Sarca, o direttamente nei nostri orti. A settembre tocca alle foglie di noce, a marzo alle cortecce, e d'estate all'indaco fresco. Betty tiene un quaderno con date e meteo: una stessa pianta, raccolta un mese dopo, ti dà un colore completamente diverso.
— Noce a settembre, cortecce a marzo, indaco d'estate.

Si prepara la fibra a ricevere.
Prima del colore viene il mordente. La seta sta a bagno due ore in acqua tiepida con allume di rocca e cremore di tartaro: niente metalli pesanti, niente cromo. Il mordente apre la fibra così il pigmento può legarsi davvero. Senza questo passaggio il colore se ne andrebbe al primo lavaggio.
— Allume, cremore di tartaro, due ore.


Si estrae il colore dalla pianta.
Foglie e radici bollono lentissime per quattro o sei ore, senza mai arrivare al bollore pieno: se l'acqua sobbolle troppo, il colore diventa opaco. Poi si filtra tutto con un telo di cotone e resta il decotto puro, che si usa lo stesso giorno.
— Quattro o sei ore, mai a bollore pieno.


Si cala la seta nella vasca.
La seta umida scende nel bagno e ci resta da un'ora fino a sei, per i bruni più profondi. L'indaco è un'altra cosa: si cala e si tira su più volte, girando sempre nello stesso verso, e il verde della vasca diventa blu solo quando incontra l'aria.
— Da un'ora a sei. L'indaco, a più riprese.

Si risciacqua finché l'acqua torna chiara.
Acqua fredda, a lungo, senza sapone industriale, finché non esce trasparente. Poi il colore si stabilizza da solo nelle ventiquattro ore successive: quello che si vede appena uscito dalla vasca non è ancora il colore definitivo. È il momento in cui si scopre il valore vero di una tintura: si vede solo quando l'acqua torna chiara, perché quello che resta sulla fibra è colore legato davvero, non colore appoggiato sopra.
— Acqua fredda. Ventiquattro ore per assestarsi.


Si stende all'ombra, ad asciugare lento.
La seta tinta vegetale non sopporta il sole diretto: vira, schiarisce, perde profondità. La stendiamo all'ombra, in piano, su un telo bianco, per due o tre giorni. Quando è pronta, la stiriamo a vapore basso. Solo a quel punto il colore è davvero il suo.
— Ombra, due o tre giorni, vapore basso.
La foglia lascia il suo disegno.
Nell'ecoprint le foglie vere si appoggiano sulla seta una per una, si arrotola tutto su un bastone e si cuoce a vapore. Quando si apre, sulla stoffa resta la forma della foglia — nervature comprese.
Nella tintura in bagno, invece, il colore è uniforme: la stoffa scende in vasca e prende il tono del decotto. Spesso usiamo entrambe le tecniche sullo stesso pezzo: prima il fondo, poi il disegno.
- Tecnica
- Foglie fresche, arrotolate e cotte a vapore
- Piante
- Fiori, cortecce e foglie: bambù, acero, quercia, eucalipto
- Resa
- Ogni pezzo è irripetibile
Laboratori aperti
in atelier, sul lago di Garda.
Una volta al mese apriamo l'atelier per i laboratori di tintura vegetale su seta: un pomeriggio, una giornata intera o un fine settimana, al massimo quattro persone attorno allo stesso tavolo.
A casa porterete il foulard che avete tinto, la scheda della pianta usata, e un'idea chiara di come si fa.
Come si lava una seta tinta con colori vegetali.
Acqua fredda, sapone neutro, niente strizzature e niente sole diretto: una seta tinta con le piante dura decenni, se la si tratta per quello che è. Abbiamo scritto tutto, passaggio per passaggio.
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